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Il caso Huawei. Di presidenti burberi e smartphone spioni

Quando si parla di sicurezza nazionale, a Trump non piace scherzare: il presidente della “greatest country in the world”, in un attacco di fervore patriottico, assesta un ceffone carico di “libertà” stile USA che centra in piena faccia il governo cinese.

 

E sì, dopotutto le fantasie nazionaliste del leader repubblicano si sono materializzate in un muro, forse non lungo centinaia di km né posto lungo il confine messicano…Ma il ban con cui il governo americano sta colpendo Huawei sembra più impenetrabile del cemento.

 

 

“Se telefonando io, potessi dirti addio…”

 

Facciamo un passo indietro: in data 15 maggio 2019 Trump firma un bell’ordine esecutivo che vieta alle aziende degli States di acquistare da una “lista nera” di fornitori esteri, ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale. Minaccia? Sicurezza? States? Sì, secondo il presidente e la sua amministrazione, Huawei (assieme ad altre 70 società affiliate) starebbe utilizzando la propria tecnologia per atti di “spionaggio” nei confronti del popolo americano, diffondendo “dati sensibili” attraverso le loro reti. D’altro canto l’azienda cinese, secondo produttore al mondo di smartphone (superato solo dalla sud-coreana Samsung), smentisce in modo assoluto questa accusa, sottolineando la totale mancanza di prove e chiedendo a un tribunale statunitense di ritenere incostituzionale il divieto imposto da Washington. Secondo il responsabile dell’ufficio legale della società, Song Liuping, siamo di fronte ad “un atto tirannico esplicitamente vietato dalla Costituzione americana” che finirà con il “danneggiare direttamente più di 1.200 aziende statunitensi, colpendo migliaia di posti di lavoro americani”.

 

I toni si accendono e il nervosismo sale alle stelle (e strisce). Fatto sta che questo ban non è che l’ultimo (e semi-prevedibile) risvolto di una lunga tensione economica tra i due paesi; la reticenza di Trump verso il mercato cinese non è mai stata un segreto, se poi la uniamo al suo programma di governo di dichiarata matrice protezionista, ecco il risultato: una mossa che mette ai ferri corti molte aziende cinesi, costringendole a ridurre le loro esportazioni negli States.

 

Possiamo immaginare come gli azionisti americani Huawei stiano dando testate allo schermo del loro smartphone, ma tutto questo polverone come tocca noi poveri utilizzatori europei? Beh, e se ti dicessi che nel tuo Huawei non ci sarà più Androd?!

 

 

ANDROID/Romeo e HUAWEI/Giulietta: un amore impossibile

 

Con la messa al bando della camera di Commercio americana, Google è stata costretta a  sospendere la collaborazione con Huawei. Quindi che significa? Niente più Android sul tuo smartphone Huawei? Ni, So…Non è così semplice, ma se ti sei annoiato di politichese e  pedanti background dal mondo, salta direttamente all’ultimo paragrafo (non mi offendo) per scoprire cosa fare del tuo smartphone!

 

Per riassumere una faccenda intricata ed ancora in corso ci basti sapere che, nonostante la sospensione della licenza da parte di Google, Huawei può ancora utilizzare il sistema operativo Android, ma solo nella sua versione open-source, priva dei prodotti Google preinstallati (quelli che ci piacciono tanto), rendendo impossibile ogni aggiornamento.

 

L’abbandono di Google ha innescato un inesorabile effetto domino, seguito da quello di Microsoft, Intel, Qualcomm, Xilinx e Broadcom. Nel frattempo, il dipartimento del Commercio americano ha emesso una licenza temporanea, con scadenza il 19 agosto, che permetterà a Huawei di continuare a fornire assistenza ed aggiornare gli smartphone già in circolazione, permettendo ai possessori di “valutare il da farsi”; tradotto: dando loro il tempo di trovare un Samsung o un iPhone in offerta su Amazon!

 

 

Whatsapp…ening?

 

Lo scoppio di questa (not so) Cold War dell’hi-tech innesca molte domande fondamentali, del tipo: come si pronuncia davvero Huawei?! Uauei, Huawi,Hueiwei… Ma anche altre, come: il mio smartphone si trasformerà pian piano in un fermacarte da centinaia di euro, con fotocamera da 12 megapixel e display OLED?

 

Il morale generale è sotto le scarpe: già utenti e fornitori da tutto il mondo intonano all’unisono la sigla di Dawson’s Creek “I don’t want Huawei!”, mentre i dirigenti dell’azienda cinese assumono l’espressione disperata del suo protagonista (una foto comunica più di mille parole).

 

Il caso Huawei. Di presidenti burberi e smartphone spioni

 

Ma mettiamo la disperazione da parte per analizzare i possibili scenari.

 

Scenario A: il ban viene confermato, Trump fa vanto della sua cocciutaggine e Huawei si trova senza sistema operativo.

L’opzione peggiore per Huawei e per i suoi clienti. Gli smartphone in circolazione potranno utilizzare Android in versione base, senza la possibilità di aggiornarla. Huawei ha già rassicurato che sta lavorando ad un software proprietario: all’azienda non mancano tecnologia e risorse ed il mercato interno potrebbe accettare di buon grado questa rivoluzione. Ma gli utilizzatori europei e americani come accoglierebbero un sistema operativo privo di molti tools digitali divenuti ormai di uso comune (lo vorresti un telefono senza Google Maps e Gmail?)

NON CI PIACE!

 

Scenario B: Trump torna sui suoi passi, revoca il ban o lo ridimensiona; Google e Huawei possono tornare a giocare fuori insieme, e vissero tutti felici e contenti.

Tutto è possibile: a Trump appare in sogno Mao Zedong che gli sussurra di rimuovere il divieto e tornare allo status quo precedente…Se un’inaspettata apertura tra i due paesi portasse alla revoca del ban, allora tutto bene: Huawei riprenderà l’idillio amoroso con Android, spodestando i competitor con fotocamere fancy, tecnologia 5G e RAM degne di un computer della NASA.

CI PIACE!

 

Scenario C: La Cina vede la puntata e rilancia, proibendo alle azienda americane di vendere e produrre i loro smartphone in territorio cinese.

L’ipotesi più improbabile, ma anche la più preoccupante. Beijing potrebbe rispondere a tono, magari facendo leva sui cosiddetti “rare earth”, elementi naturali presenti in moltissimi devices tecnologici (e di cui il paese detiene qualcosa come il 95% della produzione mondiale!). Se privata di simili risorse, persino la mela masticata più diffusa al mondo si vedrebbe costretta a spostare gran parte della sua produzione altrove. Difficile prevedere i risultati, ma di sicuro nessuno vorrebbe ritrovarsi a pagare l’Iphone 13 più di 2500 euro!

NON CI PIACE PER NIENTE!

 

 

(Hua)Wei, cosa succede al mio smartphone?

 

Dulcis in fundo: devo buttare via il mio Huawei, venderlo al mercato nero, darlo in elemosina, usare le parti per costruire una mini 4WD?! Innanzitutto se siete nei possessori  storici di Huawei nulla, o quasi, cambierà fino al 19 agosto. Potrete continuare a postare selfie su Instagram, guardare gattini su Youtube e ricevere mail scams su presunti parenti nigeriani deceduti (ed annessa eredità da riscuotere!) ancora per un po’.

 

Consigli per gli acquisti. Conviene ad oggi acquistare un prodotto Huawei?! La risposta è NO! Vista la fitta nebbia di incertezza, temporeggiare rimane la migliore opzione: attendiamo la prossima mossa dei capoccioni a Washington e gli sviluppi nei mesi che verranno.

 

Quindi, o voi mesti possessori di Huawei, non passate l’estate a crogiolarvi e piangere sotto l’ombrellone mentre i vostri amici con Iphone e Samsung alla mano vi scherniscono davanti a tutta la spiaggia…E non fatevi suggestionare da Dawson: non è ancora arrivato il momento di piangere!

 

 

Di: Simone Filippini

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