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College stories e Live videos: le “nuove” features acchiappa-giovani di LinkedIn.

College stories e Live videos: le

We(b) are young

Due cose non sono per vecchi: “un paese” nel cult movie dei fratelli Coen, ed i social network. Il mondo digitale è ormai in mano ai Millennials, quelli cresciuti a pane, Nutella e connessione veloce. Gli youtubers alfa, i primi a condividere post virali su Facebook, i tweeter originali e gli ultimi a passare le selezioni per l’Instagram club.

Una generazione dall’alfabetizzazione digitale precoce che ha vissuto l’ascesa, la caduta, le migliorie, gli errori (alzi la mano chi ricorda i “video risposta” su Youtube!) ed i repentini cambi paradigmatici che hanno segnato i social negli ultimi 15 anni.

Ma il passaggio di testimone è imminente: con un ultimo lento sulle note di “Forever Young” degli Alphaville, i Millennials lasciano la pista da ballo alle brand-new stars: i Centennials (o Generazione Z).

I nativi digitali, nati con la camicia (e lo smartphone), quelli per cui il web non ha segreti. Popolano Instagram, animano i blog, lanciano tendenze e distruggono trend a velocità iperspazio. Sono queste le più ambite prede delle piattaforme digitali, i V.I.P. che tutti i social vogliono nel loro privé. I Lady Gaga di Las Vegas, i Game of Thrones delle serie tv, i Fonzies di Happy Days (servono altre metafore?).

Una serrata gara al consenso che vede Instagram e Facebook combattersi a colpi di nuove emoticons, gif e filtri video. Qualche chilometro più indietro ecco LinkedIn, ansimante e madido di sudore… Va detto che il social network fondato da Reid Hoffmann nel 2002, rivolto ad aziende e professionisti, si è sempre rifiutato di sottostare al gioco lezioso ed accessorio dei suoi fratelli…Fino ad oggi!

Sì perché, negli ultimi mesi, il social#1 del B2B che conta ad oggi quasi 600 milioni di utenti in tutto il mondo, ha avviato quella che potremmo definire una strategia acchiappa-giovani (Who you gonna call? Young-busters!). Come? Implementando alcune features video già da tempo adottate dai competitors. Per LinkedIn sembra giunta l’ora di togliersi quel mesto e grigio completo da businessman, per vestire abiti più informali e comodi. 

Meglio tardi che mai!

 

(Live) Video killed the (Shared) Video star

“Si. Può. Fare!”…Una Live video su LinkedIn. Poche ore fa l’annuncio: il servizio LinkedIn Live è partito questa settimana in versione beta negli States e sarà possibile accedervi solo su invito (Google Plus docet!). Ma per tutti gli altri, non disperate: LinkedIn inserirà a breve una contact form per tutti coloro interessati a testare il servizio live.

 

Linkedin Live non sembra apportare grandi novità nell’universo social. Un servizio che permetterà agli utenti di trasmettere video in diretta di conferenze, eventi, product announcements e Q&A con gli influencers. Il tutto da condividere con gruppi selezionati, i propri contatti o con l’intera rete LinkedIn. Graficamente non siamo lontani dalle live Facebook, con la possibilità di visualizzare i commenti degli utenti in tempo reale.

Non è invece chiaro se la possibilità di creare Linkedin Live videos sarà estesa a tutti in futuro. Un servizio richiesto a furor di popolo, a sentire il direttore del Product Management di LinkedIn, Peter Davies: “Il format video è quello maggiormente in crescita nella nostra piattaforma ad ora ed uno di quelli che crea più interazione”. Le statistiche parlano chiaro: su LinkedIn un AD video ottiene in media il 30% in più delle interazioni rispetto ai contenuti non-video (per chiunque parli statistichese, ecco un interessante articolo di Josh Gallant sui numeri di LinkedIn).

Nell’oneroso progetto sono stati coinvolti sviluppatori di terze parti, tra cui Wirecast, Switcher Studio, Wowza Media Systems, Socialive and Brandlive (lista destinata ad espandersi nelle prossime settimane). Senza dimenticare il contributo di mamma (adottiva) Microsoft che, per chi non lo sapesse, ha acquistato LinkedIn nel 2016 per 26.2 miliardi di dollari.

 

Sempre la solita STORY

L’hanno chiamata “Student Voices”, ed è la feature LinkedIn attiva dallo scorso Novembre, rivolta agli studenti dei college americani. Questa febbre da stories, seppur del tutto simili a quelle lanciate da Snapchat (proprio lui!), poi riprese da Instagram e Facebook, vorrebbe incentivare le nuove generazioni a condividere momenti importanti della loro istruzione.

La storia sarà visibile per una settimana, al termine della quale rimarrà consultabile nella sezione Attività Recenti del profilo personale. La durata media si aggira tra i 30 ed i 45 secondi.

L’idea è implementare il network inter-universitario in tutto il Paese: un modo per mettere in contatto gli studenti, per condividere esperienze, progetti, lezioni. Insomma, un tool orientato all’inserimento nel mondo del lavoro dei Centennials.

Tutto bellissimo. Buona la prima. Grandi applausi.

 

I dolori del giovane LinkedIn.

Ma… Prendiamoci il tempo per alcune considerazioni, partendo dal tempismo: il web si sa, è spietato e mutevole. Carpe diem! Nel digital chi prima arriva meglio alloggia. No, gli ultimi non saranno né beati, né primi. LinkedIn sembra voler recuperare lo svantaggio ed il gap generazionale con gli altri social, ma se fosse troppo tardi? I teenager cominceranno davvero ad interessarsi ad un social in cui si parla tanto e ci si diverte poco? Niente compilation di cadute, niente foto trendy né contenuti spassosi. Solo lavoro, lavoro, lavoro. Insomma, i giovani vorranno davvero parlare di scuola nei social network?

Secondo punto: spontaneità. Le “Student Voices” durano ben una settimana, e al termine dei sette giorni, la storia rimarrà consultabile nel profilo dell’utente. Che impatto avrà questo sull’autenticità dei contenuti? Il rischio di una parata autocelebrativa, plastica e poco naturale è dietro l’angolo. Gli studenti cercheranno di impressionare i loro contatti, piuttosto che dare un’attendibile visione della quotidianità accademica.

 

Tutto il resto è Noia…

Per concludere, LinkedIn entra nella Major League dei servizi video, riguadagnando terreno nei confronti delle altre piattaforme. I possibili scenari sono due.

1.  Centennials entreranno nella casa di marzapane di LinkedIn, mettendosi all’ingrasso ed ampliando così il target under 21 del social.

2. Centennial tratteranno con diffidenza una feature school-and-work-related che finirebbe per incupire gli animi e togliere tempo prezioso allo scroll di Instagram o ai duetti su Musical.ly.

Qualunque sarà il responso a questa strategia, l’implementazione live video si prospetta un servizio capace di aumentare l’interazione ed il feed tra gli utenti, incentivati a condividere e partecipare ad eventi del loro settore.

Fatto sta che, ad oggi, le nuove generazioni sembrano vedere LinkedIn come lo zio sfigato della famiglia social. Quello che indossa sempre maglioni orripilanti, che racconta freddure a pranzo e che usa termini come “fico” e “bella lì”, illudendosi di parlare la lingua dei giovani. In ufficio sarai pure un re, zio, ma qui si annoiano tutti!

 

 

 

Per i più pigri.

Who. LinkedIn, il social network dei professionisti, leader del B2B. Utenti nel mondo: 600 milioni.

What. Il social ha implementato nuove feature video, sotto forma di stories e live videos.

When. Le prime stories sono attive dallo scorso Novembre, pensate per gli studenti dei college americani. Il servizio LinkedIn Live è oggi in fase beta negli States (e ci si accede solo su invito).

How. Le stories sono molti simili a quelle degli altri social network: durano una settimana e riguardano la vita accademica degli studenti. I live video verranno utilizzati per conferenze, Q&A, premi ed eventi di settore.

Why. Una strategia per avvicinare i Centennials a questo social e per adeguarsi all’offerta dei competitors.

Well… Le implementazioni di Linkedin non possono dirsi tempestive o innovative; c’è chidirebbe: era ora! Pochi dubbi sull’utilità di LinkedIn Llive nel B2B. Qualcuno in più sull’appetibilità di stories school-related!

We(b) are young

Due cose non sono per vecchi: “un paese” nel cult movie dei fratelli Coen, ed i social network. Il mondo digitale è ormai in mano ai Millennials, quelli cresciuti a pane, Nutella e connessione veloce. Gli youtubers alfa, i primi a condividere post virali su Facebook, i tweeter originali e gli ultimi a passare le selezioni per l’Instagram club.

Una generazione dall’alfabetizzazione digitale precoce che ha vissuto l’ascesa, la caduta, le migliorie, gli errori (alzi la mano chi ricorda i “video risposta” su Youtube!) ed i repentini cambi paradigmatici che hanno segnato i social negli ultimi 15 anni.

Ma il passaggio di testimone è imminente: con un ultimo lento sulle note di “Forever Young” degli Alphaville, i Millennials lasciano la pista da ballo alle brand-new stars: i Centennials (o Generazione Z).

I nativi digitali, nati con la camicia (e lo smartphone), quelli per cui il web non ha segreti. Popolano Instagram, animano i blog, lanciano tendenze e distruggono trend a velocità iperspazio. Sono queste le più ambite prede delle piattaforme digitali, i V.I.P. che tutti i social vogliono nel loro privé. I Lady Gaga di Las Vegas, i Game of Thrones delle serie tv, i Fonzies di Happy Days (servono altre metafore?!).

Una serrata gara al consenso che vede Instagram e Facebook combattersi a colpi di nuove emoticons, gif e filtri video. Qualche chilometro più indietro ecco LinkedIn, ansimante e madido di sudore… Va detto che il social network fondato da Reid Hoffmann nel 2002, rivolto ad aziende e professionisti, si è sempre rifiutato di sottostare al gioco lezioso ed accessorio dei suoi fratelli…Fino ad oggi!

Sì perché, negli ultimi mesi, il social#1 del B2B che conta ad oggi quasi 600 milioni di utenti in tutto il mondo, ha avviato quella che potremmo definire una strategia acchiappa-giovani (Who you gonna call? Young-busters!). Come? Implementando alcune features video già da tempo adottate dai competitors. Per LinkedIn sembra giunta l’ora di togliersi quel mesto e grigio completo da businessman, per vestire abiti più informali e comodi. 

Meglio tardi che mai!

 

(Live) Video killed the (Shared) Video star

“Si. Può. Fare!”…Una Live video su LinkedIn. Poche ore fa l’annuncio: il servizio LinkedIn Live è partito questa settimana in versione beta negli States e sarà possibile accedervi solo su invito (Google Plus docet!). Ma per tutti gli altri, non disperate: LinkedIn inserirà a breve una contact form per tutti coloro interessati a testare il servizio live.

 

Linkedin Live non sembra apportare grandi novità nell’universo social. Un servizio che permetterà agli utenti di trasmettere video in diretta di conferenze, eventi, product announcements e Q&A con gli influencers. Il tutto da condividere con gruppi selezionati, i propri contatti o con l’intera rete LinkedIn. Graficamente non siamo lontani dalle live Facebook, con la possibilità di visualizzare i commenti degli utenti in tempo reale.

Non è invece chiaro se la possibilità di creare Linkedin Live videos sarà estesa a tutti in futuro. Un servizio richiesto a furor di popolo, a sentire il direttore del Product Management di LinkedIn, Peter Davies: “Il format video è quello maggiormente in crescita nella nostra piattaforma ad ora ed uno di quelli che crea più interazione”. Le statistiche parlano chiaro: su LinkedIn un AD video ottiene in media il 30% in più delle interazioni rispetto ai contenuti non-video (per chiunque parli statistichese, ecco un interessante articolo di Josh Gallant sui numeri di LinkedIn).

Nell’oneroso progetto sono stati coinvolti sviluppatori di terze parti, tra cui Wirecast, Switcher Studio, Wowza Media Systems, Socialive and Brandlive (lista destinata ad espandersi nelle prossime settimane). Senza dimenticare il contributo di mamma (adottiva) Microsoft che, per chi non lo sapesse, ha acquistato LinkedIn nel 2016 per 26.2 miliardi di dollari.

 

Sempre la solita STORY

L’hanno chiamata “Student Voices”, ed è la feature LinkedIn attiva dallo scorso Novembre, rivolta agli studenti dei college americani. Questa febbre da stories, seppur del tutto simili a quelle lanciate da Snapchat (proprio lui!), poi riprese da Instagram e Facebook, vorrebbe incentivare le nuove generazioni a condividere momenti importanti della loro istruzione.

La storia sarà visibile per una settimana, al termine della quale rimarrà consultabile nella sezione Attività Recenti del profilo personale. La durata media si aggira tra i 30 ed i 45 secondi.

L’idea è implementare il network inter-universitario in tutto il Paese: un modo per mettere in contatto gli studenti, per condividere esperienze, progetti, lezioni. Insomma, un tool orientato all’inserimento nel mondo del lavoro dei Centennials.

Tutto bellissimo. Buona la prima. Grandi applausi.

 

I dolori del giovane LinkedIn.

Ma… Prendiamoci il tempo per alcune considerazioni, partendo dal tempismo: il web si sa, è spietato e mutevole. Carpe diem! Nel digital chi prima arriva meglio alloggia. No, gli ultimi non saranno né beati, né primi. LinkedIn sembra voler recuperare lo svantaggio ed il gap generazionale con gli altri social, ma se fosse troppo tardi? I teenager cominceranno davvero ad interessarsi ad un social in cui si parla tanto e ci si diverte poco? Niente compilation di cadute, niente foto trendy né contenuti spassosi. Solo lavoro, lavoro, lavoro. Insomma, i giovani vorranno davvero parlare di scuola nei social network?

Secondo punto: spontaneità. Le “Student Voices” durano ben una settimana, e al termine dei sette giorni, la storia rimarrà consultabile nel profilo dell’utente. Che impatto avrà questo sull’autenticità dei contenuti? Il rischio di una parata autocelebrativa, plastica e poco naturale è dietro l’angolo. Gli studenti cercheranno di impressionare i loro contatti, piuttosto che dare un’attendibile visione della quotidianità accademica.

 

Tutto il resto è Noia…

Per concludere, LinkedIn entra nella Major League dei servizi video, riguadagnando terreno nei confronti delle altre piattaforme. I possibili scenari sono due.

  • I Centennials entreranno nella casa di marzapane di LinkedIn, mettendosi all’ingrasso ed ampliando così il target under 21 del social.
  • I Centennials tratteranno con diffidenza una feature school-and-work-related che finirebbe per incupire gli animi e togliere tempo prezioso allo scroll di Instagram o ai duetti su Musical.ly.

Qualunque sarà il responso a questa strategia, l’implementazione live video si prospetta un servizio capace di aumentare l’interazione ed il feed tra gli utenti, incentivati a condividere e partecipare ad eventi del loro settore.

Fatto sta che, ad oggi, le nuove generazioni sembrano vedere LinkedIn come lo zio sfigato della famiglia social. Quello che indossa sempre maglioni orripilanti, che racconta freddure a pranzo e che usa termini come “fico” e “bella lì”, illudendosi di parlare la lingua dei giovani. In ufficio sarai pure un re, zio, ma qui si annoiano tutti!

 

 

 

Per i più pigri.

Who. LinkedIn, il social network dei professionisti, leader del B2B. Utenti nel mondo: 600 milioni.

What. Il social ha implementato nuove feature video, sotto forma di stories e live videos.

When. Le prime stories sono attive dallo scorso Novembre, pensate per gli studenti dei college americani. Il servizio LinkedIn Live è oggi in fase beta negli States (e ci si accede solo su invito).

How. Le stories sono molti simili a quelle degli altri social network: durano una settimana e riguardano la vita accademica degli studenti. I live video verranno utilizzati per conferenze, Q&A, premi ed eventi di settore.

Why. Una strategia per avvicinare i Centennials a questo social e per adeguarsi all’offerta dei competitors.

Well… Le implementazioni di Linkedin non possono dirsi tempestive o innovative; c’è chi direbbe: era ora! Pochi dubbi sull’utilità di LinkedIn Live nel B2B. Qualcuno in più sull’appetibilità di stories school-related!

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