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Alzi la mano chi vorrebbe diventare un influencer su Instagram e vivere di rendita! Ma DISTINGUERSI in quel mare di contenuti, foto, video e stories non è un’impresa facile.
Ecco quindi 5 semplici TRUCCHI per rendere la biografia del tuo profilo INSTAGRAM più efficace:

PASSA AL PROFILO AZIENDALE. Il profilo business ha tantissimi tools: ti permette di monitorare i tuoi dati con Insights e promuovere i post per raggiungere un pubblico più vasto.

2. SCEGLI ATTENTAMENTE IL TUO NOME. Utilizza il tuo nome o quello della tua azienda, ed evita i nicknames. Risultare immediatamente identificabili ti farà comparire nelle ricerche più facilmente!

3. RACCONTA LA TUA BIO. Devi spiegare chi sei e quello che fai in soli 150 caratteri. Scrivi quello che ti contraddistingue dai competitor e sottolinea i tuoi punti di forza.

4. AGGIUNGI UN LINK. Un accorgimento che ti permetterà di creare delle campagne marketing per portare i tuoi follower a entrare nel tuo sito!

5. INCLUDI UNA CALL TO ACTION. Cos’è una CTA?! Letteralmente un “chiamata all’azione” che coinvolge il tuo pubblico attraverso domande, sondaggi, richieste; sii chiaro, veloce ed accattivante.

Se ti è piaciuto il video e vuoi vedere la prossima tip su come migliorare il tuo profilo IG, ricordarti di (NON) SEGUIRCI su INSTAGRAM… E che la BIO ci aiuti!

Per i microfoni di Blank., uno degli imprenditori più dinamici del nostro Paese, in un’intervista ricca di insegnamenti e consigli.

 

Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, svela il suo SEGRETO per raggiungere ogni obiettivo: RESTARE GIOVANI.

 

Abbandonare l’egocentrismo delle vecchie generazioni ed eliminare l’”IO” in favore del “NOI”. UNIRE menti, idee e pensieri è il miglior modo per creare qualcosa di innovativo ed originale.

 

Perché “il BRANCO batte sempre tutti”. Piaciuto il teaser?! Allora non perderti l’INTERVISTA INTERA, in uscita martedì prossimo!

Sì, il web pullula di SACRILEGI GRAMMATICALI e sconcezze sintattiche degne di un tema di 2a elementare. Una delle vittime preferite dagli utenti: LA PUNTEGGIATURA.
Ecco quindi come utilizzare nel modo corretto 5 fondamentali SEGNI DI INTERPUNZIONE.

 

1. VIRGOLA. Il segno più amato, più usato e più maltrattato di tutti; la virgola rappresenta la pausa del discorso più breve. NB: non va MAI UTILIZZATA tra soggetto e verbo

 

2. PUNTO. Questo boss indiscusso di tutti i segni di interpunzione indica una pausa più lunga. Ma il suo USO SPASMODICO comporta una lettura frammentaria, una prosa sincopata ed un ritmo troppo serrato

 

3. PUNTI DI SOSPENSIONE. Comunicano dubbio e incertezza, anche se, spesso, l’unica incertezza è su quanti metterne: i puntini RIMANGONO SEMPRE 3! Se non siete maestri della suspense come Hitchcock, non utilizzateli

 

4. PUNTO ESCLAMATIVO. Il migliore amico di influencers e copywriters. Indica STUPORE ed avvalora l’incisività di una frase (uno basta e avanza!)

 

5. PUNTO E VIRGOLA. Questo segno è COME BALTO: “non è punto, non è virgola, sa soltanto quello che non è”… Si può utilizzare alla fine di una frase particolarmente articolata, a cui ne segue un’altra che tratta dello stesso argomento

 

Questi erano 5 brevi consigli su come utilizzare la punteggiatura nel mondo digitale (e non!). Quindi parla come mangi. E scrivi come parli. PUNTO.

 

La conosci la VERA STORIA del marchio SUPREME?!

Il brand d’abbigliamento americano è stato PLAGIATO dall’azienda italiana Barletta che, copiando logo e design, ha dato vita a Supreme Italia. Un perfetto esempio di LEGAL FAKE: la prova che, talvolta, una replica può passare per originale.

Il mercato è come il Fight Club: nessuna regola e chi rimane in piedi vince.

Ecco quindi 3 consigli per rendere il tuo brand 100% ANTI-SPIONI!

 

NON FARTI INTIMORIRE dagli altri brand. Non limitare la tua creatività solo per il rischio che qualcuno se ne appropri. diffida dalle imitazioni, lo farà anche il tuo pubblico.

 

(R)INNOVA SEMPRE. La miglior tattica è cambiare tattica. L’unica cosa che deve rimanere inalterata: i tuoi brand values.

 

•  COMUNICA IN MODO UNICO. Descrivi i tuoi valori con carattere e stile: renditi riconoscibile agli occhi del tuo audience.

 

Morale della favola: la gente ti copia le idee. Ma tu fregatene, e VAI AVANTI. Un’imitazione rimane un’imitazione, e la creatività NON SI PUÒ COPIARE.

Quando si parla di sicurezza nazionale, a Trump non piace scherzare: il presidente della “greatest country in the world”, in un attacco di fervore patriottico, assesta un ceffone carico di “libertà” stile USA che centra in piena faccia il governo cinese.

 

E sì, dopotutto le fantasie nazionaliste del leader repubblicano si sono materializzate in un muro, forse non lungo centinaia di km né posto lungo il confine messicano…Ma il ban con cui il governo americano sta colpendo Huawei sembra più impenetrabile del cemento.

 

 

“Se telefonando io, potessi dirti addio…”

 

Facciamo un passo indietro: in data 15 maggio 2019 Trump firma un bell’ordine esecutivo che vieta alle aziende degli States di acquistare da una “lista nera” di fornitori esteri, ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale. Minaccia? Sicurezza? States? Sì, secondo il presidente e la sua amministrazione, Huawei (assieme ad altre 70 società affiliate) starebbe utilizzando la propria tecnologia per atti di “spionaggio” nei confronti del popolo americano, diffondendo “dati sensibili” attraverso le loro reti. D’altro canto l’azienda cinese, secondo produttore al mondo di smartphone (superato solo dalla sud-coreana Samsung), smentisce in modo assoluto questa accusa, sottolineando la totale mancanza di prove e chiedendo a un tribunale statunitense di ritenere incostituzionale il divieto imposto da Washington. Secondo il responsabile dell’ufficio legale della società, Song Liuping, siamo di fronte ad “un atto tirannico esplicitamente vietato dalla Costituzione americana” che finirà con il “danneggiare direttamente più di 1.200 aziende statunitensi, colpendo migliaia di posti di lavoro americani”.

 

I toni si accendono e il nervosismo sale alle stelle (e strisce). Fatto sta che questo ban non è che l’ultimo (e semi-prevedibile) risvolto di una lunga tensione economica tra i due paesi; la reticenza di Trump verso il mercato cinese non è mai stata un segreto, se poi la uniamo al suo programma di governo di dichiarata matrice protezionista, ecco il risultato: una mossa che mette ai ferri corti molte aziende cinesi, costringendole a ridurre le loro esportazioni negli States.

 

Possiamo immaginare come gli azionisti americani Huawei stiano dando testate allo schermo del loro smartphone, ma tutto questo polverone come tocca noi poveri utilizzatori europei? Beh, e se ti dicessi che nel tuo Huawei non ci sarà più Androd?!

 

 

ANDROID/Romeo e HUAWEI/Giulietta: un amore impossibile

 

Con la messa al bando della camera di Commercio americana, Google è stata costretta a  sospendere la collaborazione con Huawei. Quindi che significa? Niente più Android sul tuo smartphone Huawei? Ni, So…Non è così semplice, ma se ti sei annoiato di politichese e  pedanti background dal mondo, salta direttamente all’ultimo paragrafo (non mi offendo) per scoprire cosa fare del tuo smartphone!

 

Per riassumere una faccenda intricata ed ancora in corso ci basti sapere che, nonostante la sospensione della licenza da parte di Google, Huawei può ancora utilizzare il sistema operativo Android, ma solo nella sua versione open-source, priva dei prodotti Google preinstallati (quelli che ci piacciono tanto), rendendo impossibile ogni aggiornamento.

 

L’abbandono di Google ha innescato un inesorabile effetto domino, seguito da quello di Microsoft, Intel, Qualcomm, Xilinx e Broadcom. Nel frattempo, il dipartimento del Commercio americano ha emesso una licenza temporanea, con scadenza il 19 agosto, che permetterà a Huawei di continuare a fornire assistenza ed aggiornare gli smartphone già in circolazione, permettendo ai possessori di “valutare il da farsi”; tradotto: dando loro il tempo di trovare un Samsung o un iPhone in offerta su Amazon!

 

 

Whatsapp…ening?

 

Lo scoppio di questa (not so) Cold War dell’hi-tech innesca molte domande fondamentali, del tipo: come si pronuncia davvero Huawei?! Uauei, Huawi,Hueiwei… Ma anche altre, come: il mio smartphone si trasformerà pian piano in un fermacarte da centinaia di euro, con fotocamera da 12 megapixel e display OLED?

 

Il morale generale è sotto le scarpe: già utenti e fornitori da tutto il mondo intonano all’unisono la sigla di Dawson’s Creek “I don’t want Huawei!”, mentre i dirigenti dell’azienda cinese assumono l’espressione disperata del suo protagonista (una foto comunica più di mille parole).

 

Il caso Huawei. Di presidenti burberi e smartphone spioni

 

Ma mettiamo la disperazione da parte per analizzare i possibili scenari.

 

Scenario A: il ban viene confermato, Trump fa vanto della sua cocciutaggine e Huawei si trova senza sistema operativo.

L’opzione peggiore per Huawei e per i suoi clienti. Gli smartphone in circolazione potranno utilizzare Android in versione base, senza la possibilità di aggiornarla. Huawei ha già rassicurato che sta lavorando ad un software proprietario: all’azienda non mancano tecnologia e risorse ed il mercato interno potrebbe accettare di buon grado questa rivoluzione. Ma gli utilizzatori europei e americani come accoglierebbero un sistema operativo privo di molti tools digitali divenuti ormai di uso comune (lo vorresti un telefono senza Google Maps e Gmail?)

NON CI PIACE!

 

Scenario B: Trump torna sui suoi passi, revoca il ban o lo ridimensiona; Google e Huawei possono tornare a giocare fuori insieme, e vissero tutti felici e contenti.

Tutto è possibile: a Trump appare in sogno Mao Zedong che gli sussurra di rimuovere il divieto e tornare allo status quo precedente…Se un’inaspettata apertura tra i due paesi portasse alla revoca del ban, allora tutto bene: Huawei riprenderà l’idillio amoroso con Android, spodestando i competitor con fotocamere fancy, tecnologia 5G e RAM degne di un computer della NASA.

CI PIACE!

 

Scenario C: La Cina vede la puntata e rilancia, proibendo alle azienda americane di vendere e produrre i loro smartphone in territorio cinese.

L’ipotesi più improbabile, ma anche la più preoccupante. Beijing potrebbe rispondere a tono, magari facendo leva sui cosiddetti “rare earth”, elementi naturali presenti in moltissimi devices tecnologici (e di cui il paese detiene qualcosa come il 95% della produzione mondiale!). Se privata di simili risorse, persino la mela masticata più diffusa al mondo si vedrebbe costretta a spostare gran parte della sua produzione altrove. Difficile prevedere i risultati, ma di sicuro nessuno vorrebbe ritrovarsi a pagare l’Iphone 13 più di 2500 euro!

NON CI PIACE PER NIENTE!

 

 

(Hua)Wei, cosa succede al mio smartphone?

 

Dulcis in fundo: devo buttare via il mio Huawei, venderlo al mercato nero, darlo in elemosina, usare le parti per costruire una mini 4WD?! Innanzitutto se siete nei possessori  storici di Huawei nulla, o quasi, cambierà fino al 19 agosto. Potrete continuare a postare selfie su Instagram, guardare gattini su Youtube e ricevere mail scams su presunti parenti nigeriani deceduti (ed annessa eredità da riscuotere!) ancora per un po’.

 

Consigli per gli acquisti. Conviene ad oggi acquistare un prodotto Huawei?! La risposta è NO! Vista la fitta nebbia di incertezza, temporeggiare rimane la migliore opzione: attendiamo la prossima mossa dei capoccioni a Washington e gli sviluppi nei mesi che verranno.

 

Quindi, o voi mesti possessori di Huawei, non passate l’estate a crogiolarvi e piangere sotto l’ombrellone mentre i vostri amici con Iphone e Samsung alla mano vi scherniscono davanti a tutta la spiaggia…E non fatevi suggestionare da Dawson: non è ancora arrivato il momento di piangere!

 

 

Di: Simone Filippini

Con l’intervista Blank. di oggi ci addentriamo nel cuore della PROVINCIA VENEZIANA dove, tra canali, gondole e turisti, puoi imbatterti anche nei RUMATERA!

12 ANNI di album, successi e live: questo scapestrato trio punk-rock ha fatto del VENETO la sua Musa, e del DIALETTO la sua prosa. Ma qual è il segreto per trasformare la passione per la MUSICA in lavoro?

ORIGINALITÀ, divertimento e tanto lavoro su SE STESSI. Ecco il consiglio dei Rumatera alle band emergenti: fate qualcosa perché VI PIACE, non per accontentare il pubblico.

 

 

 

Fare un’intervista è più complicato di quanto sembri. Non basta chiedere qualcosa a qualcuno, occorre tempismo, controllo e lucidità.

Quindi ecco 5 CONSIGLI utili per preparare e condurre un’intervista:

1. INFORMATI sull’intervistato. Non sempre il tuo ospite è conosciuto; documentarti preventivamente sul tuo interlocutore è di vitale importanza

2. Mettiti dalla parte del PUBBLICO. Chiediti cosa lo spettatore vorrebbe chiedere e sentire, magari aggiungendo domande sul “dietro le quinte” ed i “fun facts”

3. Crea una SCALETTA di domande. Occorre scrivere e strutturare l’intervista; ma non essere troppo rigido e lascia spazio per qualche intervento estemporaneo

4. Metti l’intervistato a PROPRIO AGIO. Inizia a riprendere prima di cominciare l’intervista, instaura un rapporto con l’ospite e preparalo alle domande

5. NON INTERROMPERE troppo. Ricordatelo: lui è l’intervistato e tu l’host; il tuo obiettivo è aiutare l’ospite ad esprimersi

Nelle fiabe ogni protagonista ha il suo aiutante, sii questo per i tuoi ospiti: fai EMERGERE quello che sono, senza che se ne accorgano!

LO SAPEVI? Le #fakenews hanno il 70% di probabilità in più di essere ricondivise sui social.

Entrati nell’era della #disinformazione, dobbiamo difenderci in prima persona da questi contenuti fasulli.

 

Detto fatto: ecco 5 trucchi per scoprire subito una fake news:

1. CONTROLLA il nome della #testata. Molti siti che diffondono fake news storpiano furbescamente il nome di testate più autorevoli

2. FAI un’ulteriore ricerca con #parolechiave. Ti basterà una research Google per trovare altri riscontri dell’informazione

3. ANALIZZA l’#immagine con TINEYE e FOTOFORENSICS. Accertati che non sia stata modificata o alterata.

4. LEGGI tutto l’#articolo. Non fermarti a titoli sensazionalisti, scoprirai che la premessa è fuorviante

5. STAI ATTENTO all’#ortografia. Le bufale sono spesso pensate male, e scritte peggio

 

Ora sai come combattere le fake news: documentati, approfondisci e dubita sempre. E dopo oggi, la bufala mangiala sopra la pizza…Non condividerla!

 

Nell’intervista Blank. di oggi facciamo due chiacchiere con Giuseppe Aquila, CEO di Montegrappa, storica realtà bassanese specializzata nella produzione di STILOGRAFICHE di lusso.

Con i suoi 107 anni, l’azienda Montegrappa rappresenta una delle più antiche e prestigiose ECCELLENZE del made in Italy: l’incontro tra artigianalità ed ARTE. Cosa accomuna tutte le loro penne stilografiche?

Un gusto ESTETICO ricercato e personale, capace di affascinare numerosi brand ambassador in tutto il mondo: da Sylvester Stallone a Quincy Jones, da Pelé a Paulo Coelho…

Tradizione, innovazione e qualità, per una storia tutta da SCRIVERE. ?

Le persone non comprano il tuo prodotto? Le ipotesi sono due: o glielo chiedi nel MODO sbagliato, o nel MOMENTO sbagliato (o…entrambe).

Il problema è che non siamo tutti allo stesso livello del #funnel, il percorso digitale che ogni cliente attraversa prima di acquistare on-line. Vediamo le fasi che lo compongono:

AWARENESS: l’utente entra nel tuo sito ed inizia a conoscere il tuo #brand

ACQUISITION: l’utente mette like e #follow nei social.

ACTIVATION: l’utente #interagisce sempre di più con i tuoi contenuti.

RETENTION: l’utente #naviga il tuo sito con sessioni prolungate

REVENUE: l’utente si è deciso: è pronto ad acquistare, ed #acquista.

REFERRAL: contento dell’acquisto il tuo nuovo cliente inizia il #passaparola

Il marketing è una questione di TEMPISMO: non basta un buon prodotto, occorre una strategia mirata e VERTICALE che attiri utenti ad ogni livello!

Solo così inizierai a vedere la LUCE alla fine del FUNNEL!